7 luglio 2014 – Energia High-Tech? Quella di Archimede in Sicilia 80 milioni di investimenti

Provando a spiegarla con estrema sintesi: è il futuro del futuro. Eppure è dietro l'angolo. È come la zucca che si tramuta in carrozza, quella delle favole. Ma la trasformazione avviene nella realtà. Usare i raggi del sole per produrre energia, anche di notte o quando ci sono le nuvole. La tecnologia è ben conosciuta, sin dai tempi di Archimede.

Il solare termodinamico, nota come Csp (acronimo di Concentrating solar power), permette di convertire la radiazione solare in calore, concentrando i raggi solari attraverso degli specchi di opportuna geometria su un tubo ricevitore contenente un fluido altamente assorbente. In questo modo la radiazione solare non è trasformata sic et sempliàter in energia elettrica, come avviene nel processo fotovoltaico, ma viene raccolta sotto forma di energia termica (calore) e come tale può essere accumulata, per essere poi utilizzata e trasformata in elettricità, anche dopo essere stata raccolta. Ciò permette, a differenza di fotovoltaico ed eolico, di poter programmare la produzione di energia elettrica nei momenti in cui ce n'è maggiore richiesta.

"La tecnologia è in gran parte nata in Italia, dall'Enea, dove nel 2000 con il progetto Archimede guidato dal premio Nobel Carlo Rubbia, si avviò la ricerca per l'utilizzo dei sali fusi come fluido per rendere possibile l'immagazzinamento del calore solare" spiega Gianluigi Angelantoni, Presidente di ANEST. "Nel Paese oggi ci sono investimenti previsti con questa tecnologia per oltre 1,5 miliardi di euro. In Sicilia sono in fase autorizzativa progetti per circa 160 MW, pari a un investimento tra i 600 e gli 800 milioni di euro, di cui circa la metà ricadrebbe su realtà locali".

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